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Aiuto! Che ha mio figlio che non va?
Anita e Matteo: una storia di sostegno alla genitorialità in due sedute.
il sostegno alla genitorialità

Come può iniziare un percorso di sostegno alla genitorialità?

Ecco un esempio dell’inizio di un percorso di sostegno alla genitorialità: un mercoledì pomeriggio di gennaio ricevo nel mio studio Anita, mamma di Matteo di 4 anni e mezzo. Matteo da circa un anno va da una logopedista per problemi di linguaggio. Adesso parla bene ma il suo vocabolario emotivo è ridotto.

La domanda di Anita

Anita è molto preoccupata per le crisi di rabbia e aggressività di Matteo. A scuola ha cominciato a rovinare i lavoretti dei compagni più belli dei suoi. Le maestre l’hanno convocata etichettando suo figlio come “il tremendo” e le hanno detto di portarlo da uno psicologo perché pensano sia iperattivo.

L’inquadramento del caso

Il lavoro primario con Anita è stato quello di darle corrette informazioni su quando e come si può fare una diagnosi di ADHD, da cui lei era molto spaventata. Allontanata la sua paura dell’etichetta certa per suo figlio ci siamo potuti concentrare su Matteo: ultimamente nella vita del bambino ci sono stati molto cambiamenti e lui è molto più arrabbiato di prima.

All’inizio di questo anno scolastico la mamma, che lavora fuori città, è tornata a lavorare a tempo pieno. Il padre ha cominciato un lavoro nella ristorazione per cui il sabato e la domenica è sempre a lavoro.

Sono cambiati anche dei compagni di classe e qualcuno con cui lui giocava di più se n’è andato.

Ipotizzo una problematica di rabbia legata alla sua difficoltà di esprimersi che può interferire con il comportamento problema portato dalla mamma in consulenza.

Anche a casa la situazione si fa sempre più tesa e Anita perde spesso la pazienza e si arrabbia con Matteo: questo alimenta le reazioni aggressive del bambino.

Lo svolgimento delle sedute

Le sedute di sostegno alla genitorialità con Anita sono state solo due e ci siamo concentrate su:

  • Raccontare al bambino come lei si sente quando Matteo fa qualcosa che non le piace, invece di arrabbiarsi come era solita fare che portava il figlio ad arrabbiarsi ancora di più
  • Cercare di aiutare il bambino a capire la situazione e i comportamenti da adottare attraverso l’uso di episodi di cartoni o frasi degli stessi che lui ad esempio usa molto per esprimersi
  • Aiutarlo a dar voce a ciò che prova tentando di immaginare e indovinare
  • Suggerimento di giochi e attività che lavorano su ampliamento vocabolario e condivisone emotiva
il sostegno alla genitorialità

Alcuni strumenti per attività suggerite ad Anita per lavorare con le emozioni a casa con Matteo

Le mie rilfessioni

L’incontro con Anita mi ha fatto riflettere su quanto sia importante fare psicoeducazione con i genitori per promuovere conoscenze e atteggiamenti utili.

Ovviamente se i nostri incontri non avessero portato dei miglioramenti avrei accolto Matteo per fare un lavoro di psicoterapia.

Non ce n’è stato bisogno perché dal momento che la mamma e il papà hanno cominciato a mettere in pratica le indicazioni sopra descritte, le cose sono iniziate a cambiare.

Aveva bisogno che qualcuno lo aiutasse ad esprimere meglio come si sentiva. Aveva bisogno che qualcuno facesse per lui da modello per la gestione e l’espressione dei sentimenti di rabbia. 

 

*Le storie che vi racconto traggono ispirazione dalla mia esperienza clinica. Nomi e riferimenti sono frutto di invenzione.

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